Sepolcri      Venerdì Santo

Non intendo sostituirmi a Ugo Foscolo rubando il titolo della sua opera forse più famosa, infatti più che a lui, l'ispirazione qui è dovuta al Sepolcro per eccellenza e ad una esperienza fatta sul posto nel febbraio di quest'anno.
Si tratta ovviamente del sepolcro (o piuttosto di ciò che ne rimane) conservato a Gerusalemme nella Basilica dell'Anastasis.
Arrivati a Gerusalemme con un gruppo di scout e giovani a conclusione di un pellegrinaggio in Giordania, la mattina di sabato 21 febbraio abbiamo avuto la possibilità di celebrare l'Eucaristia nell'edicola del Sepolcro, all'interno, sul marmo che copre la pietra ritenuta essere quella su cui fu posto il corpo esanime di Gesù. Il frate responsabile ha "spinto" il gruppo all'interno, nello spazio ristrettissimo e ha chiuso la porta alle nostre spalle.
Siamo stati chiusi nel sepolcro. Ma lì abbiamo celebrato l'Eucaristia con il formulario di Pasqua, della risurrezione.
Sono due cose che vanno insieme. Non c'è risurrezione (e salvezza) senza passare da quel sepolcro, in cui si viene rinchiusi. Non ce lo scegliamo, non lo ricerchiamo, non lo desideriamo, ci finiamo per mille ragioni, a causa delle nostre azioni ma anche a causa di ciò che ci viene fatto da altri. La morte (non solo quella fisica, l'ultima) è un passaggio fondamentale dal quale non ci possiamo sottrarre se vogliamo riscoprire, ritrovare la vita.
Chiuso nel sepolcro ho pensato a tante persone, a quelle che soffrono e cercano un colpevole, a quelle che si sono messe nei pasticci da sole, a quelle che hanno subito il male attivo di qualcuno, ho pensato alle persone che io ho ferito e a cui ho fatto del male, ho pensato alle persone che hanno fatto del male a me. Per un momento è stato tutto molto pesante, soffocante. Ma poi stavamo celebrando l'Eucaristia della risurrezione ed è tornato chiaro il grande mistero della salvezza: Dio può trasformare il male (che subiamo o che facciamo), finanche la morte in vita e risurrezione.

Oggi celebriamo la croce, la liturgia ci lascia senza Eucaristia (solo oggi in tutto l'anno), al centro c'è la passione, la sofferenza, quella che ci pare essere l'ultima parola, la fine di tutto, la morte. Lasciamo che si esprima anche in noi, questa morte metta in evidenza le nostre morti, le sofferenze più profonde, quelle più nascoste, quelle più dolorose, quelle che abbiamo sepolto. Oggi tiriamole fuori, perché solo così possiamo lasciare che l'annuncio della risurrezione le trasfiguri tutte, le trasformi, le converta in vita, piena, nuova.



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