Covare perdono - XXIV Domenica (A)
Legarsela al dito, Tenere il muso, Avere il dente avvelenato, Mangiarsi il fegato, Vedere rosso, Farsi venire il sangue amaro, Covare rancore,... Sono molteplici e variegate le espressioni in italiano per parlare del rancore. Quella che trovo più espressiva è 'covare rancore'. Mi sembra descriva al meglio l'essenza stessa del rancore. Esso è una rabbia trattenuta, protetta, nutrita, fatta crescere, 'covata' appunto. Di per sé la definizione di Rancore è "forte avversione che dura nel tempo, nata da un torto subito e che spesso resta nascosta". Anche la sua etimologia ci restituisce una forza espressiva: rancor -ōris deriva da rancere che porta al nostro 'rancid, qualcosa che va a male, che inacidisce, marcisce dentro, un'amarezza logorante. Lo racconta molto bene con parole dure e severe l'autore del libro del Siracide (Sir 27,33–28,9). Rancore e ira sono cose orribili, [...] Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può ch...








