Cento volte tanto senza però cercarlo
San Nicolao della Flüe

Sap 7,27;8,1.5-9; Sal 89; Col 3,12-17; Mt 19,27-29



Questa domenica facciamo uno strappo alla regola e mettiamo in pausa la lettura continua del Vangelo di Luca. Il 25 settembre infatti celebriamo San Nicolao della Flüe, patrono della Svizzera che, in quanto tale, supera la domenica nella scala delle precedenze liturgiche. Per noi «Bruder Klaus» ha un suo richiamo a Sachseln e al Ranft ma forse non sempre conosciamo bene le vicende storiche precise che lo hanno portato ad essere definito «Padre della Patria». Conosciamo però la sua fuga verso l’eremo con il permesso della famiglia che ha lasciato ‘nel mondo’. A partire da questo rischiamo di leggere nel modo più sbagliato il Vangelo proposto per la sua memoria. Vangelo in cui Pietro di fa portavoce forse di una specie di ‘malcontento’ generale degli apostoli e si lamenta presso Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». Nicolao non vive questo atteggiamento, non lascia tutto per avere qualcosa in cambio, non cerca l’approvazione ma segue un desiderio, una vocazione presente in lui da molto tempo. Dal suo ritiro si lascerà chiamare solo per un consiglio, tutt’oggi sconosciuto, alla Dieta di Stans (1481) che eviterà una guerra civile tra città e campagne. Nicolao riceve «cento volte tanto e in eredità la vita eterna» senza però averla chiesta, contrariamente a Pietro e gli altri. Loro vivono ancora di antica alleanza, pensano secondo l’antico patto in cui ciascuno mette la propria parte e riceve almeno altrettanto. Se io lascio tutto, devo ricevere tutto, altrimenti non c'è vera giustizia. Ma con Gesù le cose cambiamo. Abbiamo a che fare con un Dio che dona tutto gratuitamente senza chiedere nulla in cambio. E chi segue Gesù è chiamato a vivere come Lui, a pensare come Lui, ad agire come Lui. È una strada nuova da percorrere, un pensiero nuovo da conoscere, una sapienza che «pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova e attraverso i secoli» (cf. 1a lettura) ed è tutta da imparare. Potremmo allora aspettarci un rimprovero da Gesù, l’imposizione di un cambiamento, del nuovo paradigma. Ma ormai lo sappiamo Gesù non ci scavalca, non va contro la natura umana ma la accompagna (l’incarnazione) verso il cambiamento, cammina con ciascuno per farci giungere tutti con Lui a Gerusalemme, alla croce che è l’espressione massima di quel dono che Pietro e gli altri ancora non capiscono. Gesù non cancella, non abolisce il loro pensiero. Gesù rassicura i suoi amici, accetta di interagire con la loro idea ancora bloccata nella vecchia alleanza e la trasforma. Affermano di avere lasciato tutto? Risponde che riceveranno infinitamente di più. Li rassicura e rasserena il loro cammino che può riprendere verso Gerusalemme. Pietro chiede, quasi pretende; Gesù dona, in abbondanza. Rivela un Dio che non rimane mai indietro nell'amore ma sempre sovrabbonda. San Nicolao quando si ritira è avanti in questo cammino, è capace di accogliere la sovrabbondanza (le cronache affermano che si nutriva solo dell’Eucaristia). Lo stesso cammino siamo chiamati anche noi a compierlo. Si tratta di scegliere chi mettere al primo posto. Noi stessi, i nostri desideri, le nostre pretese e i nostri meriti finiranno per metterci in fretta all’ultimo posto. Saremo tra quei «primi» annunciati da Gesù solo quando smetteremo di pretendere di esserlo.


Il testo di questo commento al Vangelo è stato pubblicato sul GdP di sabato 24 settembre 2016


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