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Val Codera

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Val Codera. Un nome forse poco conosciuto, se paragonato alle vicine e principali Chiavenna e Valtellina. Destinazioni turistiche rilevanti contrariamente alla Val Codera che resta ben al di fuori dei grandi circuiti. Dall'accesso nascosto e sfuggente anche alla vista, poco invitante per il versante impervio, si rivela un luogo straordinario sia nella sua geografia che nella sua storia. Destinazione regina delle attività dello scoutismo clandestino milanese delle Aquile Randagie che durante il regime fascista, raggiungendo Colico in treno si inoltravano per l'impervia scalinata fino all'abitato di Codera e al piano di Casera. Oggi la valle resta abitata a Codera e in alcuni altri monti, ed è percorsa da decine di Rout di clan Rover che transitano dalle due basi scout. Il film Aquile Randagie, opera prima del regista Gianni Aureli scout romano, ha puntato i riflettori su questo piccolo angolo straordinario delle Alpi Retiche.

Una quaresima scolastica

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13marzo - 23 aprile.
40 giorni dalla sospensione, in Ticino, della scuola dell’obbligo “in presenza”. Conosciamo un altro tempo di 40 giorni, appena trascorso, che nel cristianesimo ha un significato importantissimo: la quaresima. Così vicina sia per lessico che per contenuto all’idea di quarantena che in questi tempi è tornata a farsi conoscere.
Ma la quaresima non è un tempo fine a se stesso ed ha senso solo se orientata fortemente verso ciò a cui prepara: la Pasqua di Risurrezione. È sì necessario un passaggio attraverso la passione, la fatica e la sofferenza ma la quaresima prepara all’esperienza della Risurrezione.

Il Diario di Anna Frank - registrazione teatro

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Lockdown, quarantena, distanze sociali, coprifuoco... tanti modi per affrontare la difesa dal contagio di questo Covid-19. Sigillati in casa o solo con relazioni sociali limitate e contenute, sentiamo tutti la difficoltà di questo isolamento, qualunque sia il livello di severità imposto dalle autorità nazionali o locali. La fatica di restare in casa, di doversi fare aiutare per cose semplici come la spesa, l'impossibilitâ di contatti fisici intergenerazionali... A noi, abituati alla libertà individuale portata quasi ai suoi estremi, sono bastati trenta giorni di vita semi-reclusa per diventare insofferenti, per iniziare a dire "basta", per desiderare che tutto termini presto, per spingere a riaprire più velocemente. Tutto questo ci porta forse a comprendere in modo nuovo le esperienze di prigionia di cui la storia ci ha consegnato racconti e diari. Un "Diario" in particolare è entrato nel cuore del GG dell'Oratorio di Balerna lo scorso anno qu…

Schiacciati per dare il meglio
Giovedì Santo - Messa in Cœna Domini

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Es 12, 1-8. 11-14; Sal 115; 1 Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15


Il pane viene dalla macina
il vino viene dal torchio
l'olio viene dal frantoio:
anche se la vita ci schiaccia, possiamo dare il meglio di noi.



Non me ne voglia Enzo Bianchi se devo dissentire dal suo pensiero espresso in questo suo tweet del 2016...

Eucaristia: vietato non toccare?

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Gesù lasciava che le persone (e in particolare i malati) lo toccassero, lasciava che entrassero in con-tatto con il suo corpo. I Vangeli raccontano del tocco di tanti malati, di una prostituta, dei discepoli, delle folle. Sappiamo dell'emorroissa, della prostituta in casa del fariseo Simone, di Tommaso dopo la risurrezione (Cf: Mc 5,25-34; Lc 7,36-50; Gv 20,19-25). Nessuna di queste ricerche di contatto viene rifiutata da Gesù. Il Messia atteso da Israele è un uomo che desta curiosità, il suo corpo è oggetto di cure e attenzioni, la realtà «tocca» Gesù e chiede di essere da lui toccata, guarita, salvata. E in risposta a questo desiderio Gesù stesso tocca i malati: tocca il lebbroso per guarirlo, tocca gli orecchi e la lingua del sordomuto per aprirli, tocca gli occhi del cieco per ridargli la vista, tocca il morto per risuscitarlo (Cf: Mt 8,1-4; Mc 7,31-37; Mc 8,22-26; Lc 7,11-17).

Gesù non può essere 'di proprietà'...

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Esistono delle cose che definiamo con i possessivi: mie, tue, sue; su di esse esercitiamo un possesso, accampiamo una proprietà. La mia casa, la mia automobile, la mia bicicletta, il mio computer, il mio telefonino... Siamo abituati a gestire la nostra vita, il nostro mondo, il nostro quotidiano distinguendo le cose in base a chi appartengono: mio tuo, suo, nostro, vostro, loro; del lavoro, di casa, dello stato, della società.Lo facciamo anche con le esperienze, le sensazioni, 'la mia esperienza', le mie capacità...
Durante l'avvento, all'oratorio (mi verrebbe da dire al 'mio' oratorio…), mentre preparavamo con i bambini il presepe per la collegiata, ho raccontato una storia di un libro di qualche anno fa, legata al Natale, al presepe e a Maria, Giuseppe e Gesù, si intitola "La pancia di Maria". In breve la storia racconta di un vecchio, un po' arcigno, che ospita la sacra famiglia, salvandoli dal freddo e dalla fatica ma chiedendo in cambio il b…

#iohounapala

Seconda domenica di avvento... Messa parrocchiale con la presenza della sezione scout... molti bambini e ragazzi.
Ho usato un oggetto, una PALA, per lanciare chiaro il messaggio di un’attesa impegnata e non passiva, un’attesa che chiede il lavoro personale di ciascuno, un lavoro anche faticoso....
A omelia conclusa da pochi secondi avanza nella navata il piccolo Leonardo che ci tiene tantissimo a dirmi: “io ho una pala”.
Spiazzato, mentre tornavo a sedermi, sul momento ho accolto il suo intervento, archiviandolo con una battuta per la gente e un bel grazie per Leonardo. ma il suo intervento cosi spontaneo profumava troppo di Vangelo per lasciarlo cadere. Se la pala è il segno dell'impegno, dello sforzo, della fatica positiva nel preparare la via del Signore, allora dire "io ho una pala" è rispondere alla chiamata del battista, è rispondere alla propria Vocazione.
Un messaggio straordinariamente spontaneo quello di Leonardo, che potrebbe diventare la risposta di ciascun…