mercoledì 6 marzo 2019

40 giorni in pellegrinaggio verso Pasqua

La quaresima in fondo è un viaggio, sono 40 giorni di viaggio, di cammino, di pellegrinaggio, verso la Pasqua. Il pellegrinaggio ha proprio questa configurazione: un cammino, preferibilmente a piedi, che ha chiara una meta. La meta illumina e da significato al cammino, ma il cammino, il viaggio, il percorso rivestono un’ importanza fondamentale. Per questo oggi non siamo più tanto bravi a fare pellegrinaggio né tanto meno a fare quaresima. I nostri viaggi sono facili, comodi anche i pellegrinaggi, a piedi ci andiamo poco, e anche i mezzi più spartani sono venuti meno a favore di aeroplani o bus extra lusso. Il pellegrinaggio è fatto di preparazione, attesa, avvicinamento, fatica. La quaresima è la nostra preparazione, la nostra attesa, l’avvicinamento, la fatica che ci porta a sperimentare la Pasqua!

mercoledì 20 febbraio 2019

Il Diario di Anna Frank



Sono passate ormai tre settimane dal lungo week end nel quale, con i ragazzi del Gruppo Giovani dell’Oratorio di Balerna, abbiamo portato sul Palco Il Diario di Anna Frank. Mi sono deciso a mettere per iscritto qualche pensiero.





Durante l’ultima settimana di «marketing» per invitare pubblico a vederci a teatro, in radio o in altri modi spesso ci è stato chiesto come ci siamo preparati a un testo del genere, a portare in scena un teatro impegnativo, le forti parole di Anna. La risposta vera, che ora mi è anche più chiara, è che non si siamo affatto preparati. Non ci abbiamo pensato, non ce n’era bisogno, non volevamo, non saprei esattamente il perché, ma semplicemente abbiamo ricevuto il testo da Gianni e l’abbiamo letto insieme, ciascuno già nel suo ruolo così come io li avevo distribuiti.

sabato 8 dicembre 2018

Di scenografie e impalcature
Natale 2018




L'effetto è un po' quello del teatro: una scenografia perfetta, che crea l'ambiente desiderato e che dietro le quinte e i fondali nasconde listelli, contrappesi e tanti altri meccanismi. L'altare di legno posticcio che in questi giorni a Balerna espone la piccola e preziosa statuta della Madonna Immacolata, in me suscita questa idea. La scenografia è sicuramente di effetto, lo stile un po' barocco (anche se non è affatto così antica), la decorazione floreale attira e la fotografia sapientemente esposta per esaltarne i colori la rende molto suggestiva. A quella statua i balernitani (e non solo) sono molto legati. Alla sua esposizione in questi giorni del triduo non rinuncerebbero, la macchina di legno che funge da altare con le sue scalette per salire devozionalmente alla statuta sono montate con la stessa tradizione e solennità. Esposizione e riposizione della statua avvengono in modo quasi rituale.

domenica 3 giugno 2018

Un tempo senza ore
IX Domenica del tempo ordinario, anno B

Dt 5,12-15; Sal 80; 2 Cor 4,6-11; Mc 2,23-3,6

«Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!»
Quasi un slogan quello che Gesù utilizza per dare vera, originale e nuova dignità all’esperienza del Tempo. È come se avessimo due monti a confronto. Quello ebraico antico e anche moderno e quello che è diventato il mondo occidentale.
Da una parte abbiamo un attaccamento maniacale, quasi morboso alle regole, anche quelle legate al riposo, una serie infinita di ‘non si può’ che contraddistinguono lo stile ebraico (antico e moderno) di approcciarsi al tema del sabato, lo shabbat: non si può cucinare, non si può accendere interruttori elettrici, non si possono camminare più di un certo numero di passi,…
Un mondo abituato ad esasperare le regole pur di proteggere la regola biblica centrale, principale. Funziona così per lo shabbat, ma è lo stesso per le regole alimentari e altre regole religiose. Si costruisce una solida impalcatura di piccole regole sempre più maniacali, pur di proteggere e quindi non infrangere mai la regola centrale, nel nostro caso dei testi biblici di oggi, il riposo del sabato, comando divino originale e antico.
Dall’altra parte abbiamo la modernità del mondo occidentale che tende a non fermarsi mai. Reinterpreta il pensiero di Gesù e il suo slogan in termini quasi disfattisti. Se il riposo (del sabato) è fatto per l’uomo, ho la piena libertà di gestione, la piena libertà di usufruirne come voglio e come meglio credo, senza renderne conto a nessuno. Ciò che importa è che il mio modo di vivere il riposo soddisfi me e dia sollievo al mio modo di vivere. Interpretazione molto riduttiva della sovranità personale sul riposo, molto riduttiva del pensiero di Gesù, molto riduttiva sull’uomo stesso e della sua libertà.

sabato 3 febbraio 2018

Una Bibliocabina all'Oratorio


La prima Bibliocabina di Balerna nasce all'Oratorio!
ieri, venerdì 2 febbraio l'abbiamo inaugurata nuova fiammante (come il rosso di cui è dipinta...), resa tale dal lavoro del centro INGRADO di Cagiallo che ha rimesso a nuovo per l’Oratorio di Balerna una cabina telefonica dismessa dalla Swisscom.
L’istallazione è stata resa possibile grazie alla Parrocchia che si è fatta promotrice dell’opera, al Municipio che ha contribuito alle spese e ai parrocchiani di Balerna che hanno portato libri in abbondanza. All’inaugurazione è stato pure lanciato un concorso per i bambini e i ragazzi che attraverso disegni o racconti sulla bibliocabina avranno la possibilità di vincere dei buoni libri.

domenica 24 dicembre 2017

Il presepe di don Camillo e Peppone
Natale 2017

Is 9,1-3.5-6; Sal 95; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14





«Questo è il figlio di Peppone, questa la moglie di Peppone…. e questo Peppone» disse don Camillo toccando per ultimo il somarello. «E questo è don Camillo!» prendendo la statuetta del bue e ponendola vicino al gruppo. «Bah! Fra bestie ci si comprende sempre»
Una scena divertente, leggera, posta nel racconto di Guareschi al termine di un momento estremamente drammatico, molto più che nel film: vi era stata una sparatoria, don Camillo tra gli obiettivi o almeno la sua chiesa,
Peppone nel terrore di stragi in paese sotto la pressione dei suo rossi. Si reca da don Camillo che nella speranza di fargli infrangere il segreto confessionale e scoprire l’autore della mitragliata.
Tutta la scena si risolve con queste parole su questo strano presepe:
un bambino, il figlio di peppone, la statuetta del Gesù bambino; una donna la moglie di Peppone, la madonna del presepe; e due «bestie», Peppone asino e don Camillo bue. Invocati ovviamente nelle caratteristiche di ignoranza e testardaggine. Accuse nemmeno troppo velate che don Camillo e Peppone si scambiano con una certa cordialità.
Peppone si reca da don Camillo pieno di preoccupazione, agitato, arrabbiato, quasi pronto a venire alle mani con don Camillo, per convincerlo a parlare, per costringerlo a contribuire alla soluzione del casino. Peppone se ne andrà rasserenato e con un certo sorriso.
Il cambiamento avviene davanti a quel presepe, davanti a quelle statuette di cui don Camillo si sta prendendo cura.
Il cambiamento avviene perché don Camillo inserisce Peppone con la sua famiglia in quel presepe, lo rende in qualche modo oggetto di quella cura che dedicava alle statue e nella stessa cura lo coinvolge.
Peppone viene quasi costretto a mettere mano anche lui alle statuine viene costretto a prendere in mano un pennello e contribuire, incappando anche nell’errore di dipingere i baffi alla Madonna e subire un rimbrotto da don Camillo.

mercoledì 1 novembre 2017

Guardare sopra di sé
Solennità di tutti i santi

Ap 7,2-4.9-14; Sal 23; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12

La gru più alta del cantone è a Balerna,  nuova-nuova. Montata per i restauri lunedì 30 di fianco alla Collegiata. Ci è voluto un giorno intero e l’enorme braccio da 54 m è stato issato in un blocco solo verso le 18.45. È così grande perché deve poter girare a 360 gradi in caso di vento, senza scontrarsi con nulla. E il nostro campanile misura 50 m, è il secondo più alto in Ticino (Intragna, il primo, misura una sessantina di metri).
Più alta del campanile. Per secoli il nostro campanile non ha visto sopra di sé nient’altro che il cielo, ora guarda curioso quell’intreccio di metallo che gli farà girare attorno il materiale necessario al restauro del tetto. Noi finora alzando gli occhi al nostro campanile ci sentivamo portati a guardare il cielo, ad alzare gli occhi oltre alla sua monumentalità. Anche il nostro campanile ora si sente obbligato a guardare in alto a volgersi al cielo osservando qualcosa che è arrivato più in alto di lui.