Christmas Carol


«C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge» I pastori vegliavano la notte del primo Natale, nel 1843 (ma solo nella fantasia di un racconto di Dickens) Ebenezer Scrooge non ha intenzione di vegliare, sarà costretto a farlo accompagnato dai tre spiriti quello dei Natali passati, del natale presente e di quello futuro.
La maggior parte di noi conosce «A Christmas Carol» o «Canto di Natale», racconto della raccolta «I racconti di Natale» con cui Dickens propone un edificazione morale tipica dell'era vittoriana. Non mi interessa tanto la morale del racconto, addirittura un po' stucchevole e forse sempliciotta, nonostante essa mantenga il suo fascino grazie al cordiale umorismo di Dickens; ma mi affascina l'idea, il pensiero di ripercorrere insieme un parallelo dei tre spiriti che, dopo il fantasma del socio Marley, fanno visita a Scrooge.
Scrooge è diventato un vecchio e scorbutico avaro ma non è sempre stato così. Le visite e le visioni dei tre spiriti lo spingono a cambiare, semplicemente con le immagini di ricordi e prospettive che suscitano in lui nostalgia da una parte ma anche paura dall'altra. Al termine del racconto Scrooge è diventato generoso, cordiale e animato da uno straordinario spirito natalizio.
Anche noi abbiamo bisogno di cambiare, di trasformarci in una copia migliore di noi stessi. Un cambiamento e una trasformazione che non avvengono una volta per tutte ma che devono essere costanti e ricercati sempre. E a spingerci non saranno però tre spiriti ma un incontro, l'incontro con il bambino di Betlemme.
Uno sguardo ai natali passati, presenti e futuri potrebbe però aiutare anche noi a situarci nel tempo, a fare il punto, a iniziare il cammino, a seguire davvero i pastori verso la mangiatoia. Con lo spirito dei Natali passati Scrooge rivive passo dopo passo la propria storia, non tutta felice, rivede le persone, e vede sé stesso perdersi. Questo percorso lo rende disponibile alla visione del presente, del male che lui causa alle persone ma anche del bene che alcune di queste nonostante tutto provano per lui. Nel futuro lo spettro della morte solitaria spalanca le porte già scardinate del cambiamento di Ebenezer.
Anche noi abbiamo bisogno di riscoprire la nostra storia, una storia che per certi versi inizia 10-30-50-80 anni fa, ma per altri inizia più di 2000 anni fa, (2020 per il calendario, forse 2026 per la storia…). Ricordare prima di tutto cosa è IL Natale passato, il primo, quello vero. La scelta di Dio a nostro favore, di condividere per intero l'esperienza umana, di diventare uno di noi, come noi, con noi. Il centro di quel mistero è una famiglia: mamma, papà, neonato, insieme in uno spazio privato dietro una casa a Betlemme. Una cosa tanto semplice quanto bella, tanto da richiamare pastori e angeli a contemplarla. In secondo luogo è poi necessario ricordare anche la nostra esperienza di Natale, gli aspetti celebrativi, affettivi famigliari. I natali trascorsi lontano da casa per chi ha un esperienza di migrazione, quelli trascorsi nella grande famiglia riunita con tante generazioni, quelli trascorsi da soli o con pochi intimi per motivazioni diverse, quelli vissuti con un lutto proprio in questi giorni. Felice e gioioso o segnato da un velo di malinconia e tristezza, il Natale non lascia indifferente nessuno, nemmeno chi per mille motivi fatica a vivere la fede il resto dell'anno. La memoria del primo Natle e dei nostri Natali ci apre all'esperienza del Natale presente. In cui tutto sembra capovolto, egoismo e generosità si confondono e a volte si ribaltano. Se abitualmente farsi vicini con un invito o una visita alle persone più fragili (anziani, malati, persone sole,…) era uno dei gesti belli di generosità, quest'anno a più riprese da tutte le parti, ci viene ripetuta la necessità dell'isolamento, lo stare lontani, l'evitare lo stare insieme e condividere tempo, pasti, affetto ed emozioni. Ciò che è sempre stato testimonianza di generosità e affetto ora diventa gesto egoista e scellerato.
Nel racconto di Dickens a questo punto Scrooge è già pronto alla conversione e lo spirito del futuro darà solo l'impulso definitivo. E per noi? L'esperienza di questo Natale, diverso per forza, per scelta o per forza, spingerà anche noi a cambiare? Ci sarà differenza tra lo spettro di un mondo sempre più chiuso, egoista e avaro al punto da morire in malo modo (e possiamo riferirci ad ecologia, economia, civiltà, cultura….) oppure il percorso che siamo stati costretti nostro malgrado a vivere permetterà uno sguardo rinnovato?
Noi non siamo visitati da tre spiriti. Ma questa notte come quella prima notte siamo visitati da un angelo che ripete «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, [...] è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore». Se non ci dimentichiamo che il centro del Natale sta tutto qui possiamo vivere ciò che Isaia annuncia: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» e non importerà mai quanto siano oscure le tenebre, a noi quella luce non mancherà.




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