Nudi al sepolcro: rivestiti di risurrezione


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Pavel Popov

 
Mi colpisce un personaggio nei Vangeli pasquali: si tratta del giovane, seduto sulla destra, vestito di veste bianca, dentro il sepolcro, trovato così dalle donne. Questo giovane, secondo il Vangelo di Marco l'abbiamo già incontrato, ore prima, nell'orto degli ulivi. Si tratta, forse, di quel giovane con addosso solo un lenzuolo e che afferrato da un soldato si divincola e fugge via nudo. Sono la stessa persona?
Chissà…. Ma l'evangelista per citare questo e quello usa la stessa identica parola, mai usata altrove nel suo Vangelo.Nel Getsemani incontravamo un giovane che di fronte al tradimento di Giuda e all'arresto di Gesù restava nudo, completamente svelato, senza difese, così come noi davanti al nostro peccato finiamo per essere nudi davanti alla nostra fragilità e alla nostra povertà.

Ma scoprendo la tomba vuota possiamo come questo giovane essere rivestiti di vesti bianche, le vesti della risurrezione,
quelle stessi vesti di cui risplendeva Gesù sul Tabor alla trasfigurazione, così bianche, scrive l'evangelista, che nessun lavandaio avrebbe potuto renderle tali. La risurrezione splende di Bellezza!
La stessa bellezza della Gerusalemme del cielo descritta da Isaia come fondata e decorata di Pietre preziose: zaffìri come fondamenta, di rubini la merlatura, berilli per le porte. È il brano che a Balerna abbiamo letto come terza lettura nella Veglia e che ha ispirato il Gruppo Giovani nella preparazione del Cero Pasquale, che riprende le forme e i colori dei mosaici dei pavimenti preziosi delle basiliche di Roma (foto in basso). Cero Pasquale, primo segno della risurrezione, anche lui ci parla di un abito bello e risplendente!
Ma tra il Giovane nudo nel Getsemani e quello rivestito della luce della risurrezione cosa passa? In mezzo c'è la passione di Gesù. Le nostre fragilità, le nostre fatiche, il nostro peccato ci lasciano nudi, senza protezione. L'unica realtà che ci può rivestire e salvare è la passione di Gesù. Che non è un incidente ma un mirabile scambio «per salvare lo schiavo hai sacrificato il tuo figlio» dice l'exultet pasquale, il canto della risurrezione.
È quando la vita sembra schiacciarci (o ci schiaccia davvero) che facciamo esperienza di bellezza e bontà: il grano non passa per sbaglio nella macina, ma solo in essa diventa farina e poi pane, nutrimento per la vita; le olive non passano per sbaglio nel frantoio, ma solo in esso diventano olio, prezioso per il nutrimento, unguento per le ferite, simbolo regale e l'uva è nel torchio che trova la sua realizzazione come vino «che rallegra il cuore dell'uomo» dice la bibbia.

La via della passione di Gesù lo spreme, e fa scaturire dalla sua vita la sorgente della grazia a cui noi possiamo attingere per trovare nutrimento, consolazione e gioia.
E se percorriamo con Gesù la via della passione, quasi senza accorgercene ci troveremo ad entrare nel sepolcro pensando di trovarvi solo morte scoprendo invece che la morte è vuota, svuotata da qualcosa di più forte, che la supera: la vita vera, la vita nuova, la vita bella, la vita da risorti.
 
 
 
BUONA PASQUA
 
 

 


 

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