Saper vedere la gioia - III Domenica di Avvento A

Che ordini contro intuitivi! "Si rallegri il deserto, fioriscano la terra deserta e la steppa…
Non impossibili, attenti bene… il deserto di Giuda, o quello del Negev (quello sul mar morto che poi prosegue verso la penisola del Sinai), sono deserti che conoscono la fioritura. Restano fenomeni rari ma sono segno di una presenza di vita. Indicazioni di Isaia contro intuitive. MOLTO per noi, più comprensibili per il popolo di Mosé. Che proprio sotto la guida di Mosé, nell'esodo fa esperienza del deserto come di un luogo dell'incontro con Dio. Che il deserto gioisca allora è di nuovo, in ogni profeta, il segno della presenza di Dio. Perciò se il deserto, un luogo dove la vita è messa costantemente a dura prova, può gioire, io posso gioire in qualunque 'deserto' della vita. Si può gioire in un periodo di ansie, in mezzo alle incertezze, caricati di pesi da portare. Ha senso gioire anche nelle fatiche, anche a costo di essere presi per matti. Perché in effetti Isaia canta la gioia che non c’è. È il contesto dell'esilio… di Gerusalemme distrutta e depredata. Nella Bibbia la gioia non è però capitale degli sciocchi, bensì è un’espressione della fede. Anche quando c’è poco di cui gioire. 
Il compito di un profeta, come Isaia, di un predicatore ma in realtà di ogni cristiano, non è solo descrivere il presente, l’esistenza nella sua cruda realtà. Compito di chiunque ha fede è saper descrivere il mondo come dovrebbe essere e come Dio lo può rendere: allora sì, anche nella desolazione si possono cantare la fertilità e l’abbondanza, il fiorire della terra. 
La gioia è la capacità di vedere un mondo diverso, di crederlo possibile,è parte della forza d’animo offerta dalla fede nell’affrontare la vita. Chi invece fa propria la tristezza e sempre si lamenta è spesso più avanti degli altri nella strada del fallimento. Chi dispera di vedere aprire una strada nel deserto, smette di vivere.  Ma chi ha fiducia di poterla ancora trovare, ha la vita davanti a sé. Il canto di gioia di Isaia infatti non si concentra solo sulla natura che si trasforma in qualcosa di splendido e fertile. Ma la preoccupazione prima è per chi abiterà questa magnifica casa rinnovata. Scompaiono le infermità fisiche e spirituali: guariranno i ciechi e i sordi, lo zoppo e il muto festeggeranno nuovamente.
Questo è ciò che Isaia sa vedere anche quando non c'è nulla da vedere. Ed è proprio a questa vita rinnovata che fa riferimento anche Gesù per rivelare a Giovanni la sua identità di Messia attraverso i discepoli che il cugino gli ha inviato. «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Non il messia vendicativo con in mano la scure, il fuoco acceso… non un messia distruttivo ma un messia costruttivo. Vita, non morte. Attenzione ai piccoli, ai poveri, agli esclusi… per ridonare loro vita.

È allora il momento del nostro compito. Ricordate: prendersi il tempo e scriverlo… 
Cerchiamo la gioia! Ma non quella che abbiamo già, quella che può esserci. Non la gioia in atto, in essere, ma quella in potenza. Scoviamo attorno a noi, in qualunque cosa il potenziale di gioia. Potremmo scoprire che a volte non serve cambiare le cose, quanto piuttosto cambiare il nostro sguardo.


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