L'unità attraverso le azioni


Meditazione in occasione della seconda serata degli incontri di preghiera per l'unità dei cristiani - chiesa evangelica riformata - Ascona

«Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati» 

«Ein Leib und ein Geist, wie ihr auch berufen seid zu einer Hoffnung in eurer Berufung» 

L’unità non è un’idea astratta, non è nemmeno un sogno ingenuo, non è un obiettivo lontano, è una realtà profonda, anche quando fatichiamo a riconoscerla. L’unità secondo le parole di San Paolo è un corpo vivo. E come ogni corpo vivo, a volte zoppica, a volte porta cicatrici, a volte sente dolore. Ma resta vivo.
Nel brano scelto come motto per questo anno San Paolo non ci dice: «Uno solo dovrebbe essere il corpo».
Dice: «Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, una sola è la speranza». Non è un auspicio. È una dichiarazione di realtà. L’unità non è qualcosa che dobbiamo inventare: è qualcosa che dobbiamo riconoscere.  

Die Einheit ist keine abstrakte Idee oder ein fernes Ziel, sondern eine lebendige Wirklichkeit, die wie ein Leib auch Verletzungen, Schmerzen und Narben trägt. Nach dem Wort des heiligen Paulus ist der Leib schon einer – eine Realität, die wir nicht erfinden müssen, sondern erkennen sollen. Bei der Vorbereitung der Texte für die Woche dieses Jahres 2026 stand die Armenische Kirche im Mittelpunkt, deren Tradition uns viel zu lehren hat. Ein Volk, das das Kreuz nicht als dekoratives Symbol kennengelernt hat, sondern als reale Last der Geschichte. Ein Volk, das den Glauben nicht in bequemen Zeiten bewahrt hat, sondern in Zeiten, in denen Glauben Widerstand bedeutete.
Die Einheit der Christen entsteht nicht, wenn alles gut läuft. Sie entsteht, wenn wir uns trotz unserer Unterschiede entscheiden, einander nicht aufzugeben. 

La tradizione della Chiesa armena, segnata dalla sofferenza e dalla fedeltà nella prova, ci ricorda che l’unità cristiana nasce non nei momenti facili, ma quando, pur nella diversità, scegliamo di non abbandonarci. Il profeta Zaccaria non usa mezze misure. A nome di Dio dice: "Praticate la giustizia e la fedeltà; esercitate la pietà e la misericordia. Non frodate il debole, non tramate il male contro vostro fratello." Non dice: "Vincete le discussioni teologiche". Non dice: "Dimostrate di avere ragione".
È piuttosto come se dicesse: prima di parlare di unità, guardate come vi trattate a vicenda. Perché l’unità non si costruisce con le dichiarazioni, ma con i gesti. Non nasce dai documenti firmati, ma dalle mani che si aprono. 

Der Prophet Sacharja fordert im Namen Gottes nicht theoretische Diskussionen, sondern Gerechtigkeit, Treue, Barmherzigkeit und einen respektvollen Umgang miteinander. Einheit entsteht nicht durch Worte oder Dokumente, sondern durch konkrete Handlungen und offene Hände im Umgang untereinander.  Wir haben das Evangelium vom barmherzigen Samariter gehört. An dem verletzten Armen gehen ein Priester und ein Levit vorbei: zwei religiöse Männer, zwei „ordentliche“ Menschen. Sie sehen ihn. Und sie gehen weiter. Achtung bitte: Es ist nicht so, dass sie ihn nicht sehen. Sie sehen ihn sehr wohl. Aber Sehen allein genügt nicht. Man kann perfekte Augen haben und trotz ein blindes Herz haben. Als last kommt der Samariter. Ein Fremder. Einer von denen, die „nicht dazugehören“, einer von den Ausgeschlossenen. Und das Evangelium sagt etwas Entscheidendes: «Als er ihn sah, hatte er Mitleid». Das ist der Wendepunkt der Geschichte. Mitleid ist kein vages Gefühl, sondern eine Entscheidung. Es ist der Moment, in dem der andere aufhört, ein Problem zu sein, und zu einer Verantwortung wird. 

Nel Vangelo del buon Samaritano scopriamo che non basta vedere il bisogno dell’altro: senza compassione il cuore resta cieco. La vera svolta nasce quando la misericordia diventa una decisione e l’altro smette di essere un problema per diventare una responsabilità. Il Samaritano non fa domande inutili. Non chiede se quell’uomo se l’è cercata. Non chiede a quale popolo, a quale confessione appartiene. Scende dalla sua cavalcatura perché chi ama davvero, prima o poi, scende dalle proprie comodità. E questo è un messaggio potentissimo per noi, oggi, qui, in una celebrazione ecumenica.
L’unità dei cristiani non è accordarsi su tutto. È fermarsi davanti all’uomo ferito, qualunque lingua parli, qualunque tradizione porti, qualunque storia abbia. Il Samaritano si ferma. Si sporca le mani. Spende tempo, olio, vino, denaro. E promette di tornare. 

Der barmherzige Samariter stellt keine Fragen, sondern handelt: Er steigt von seinem Reittier herab, hält an und übernimmt Verantwortung für den Verletzten. So zeigt er uns, dass christliche Einheit nicht darin besteht, über alles einig zu sein, sondern gemeinsam beim leidenden Menschen stehenzubleiben, Zeit, Nähe und Einsatz zu schenken. Das ist die Einheit nach dem Evangelium: kein billiges Gefühl, sondern eine Treue, die persönlich etwas kostet. Paulus sagt uns, dass es nur eine Hoffnung gibt. Keine naive Hoffnung, sondern eine hartnäckige Hoffnung. Die Hoffnung derer, die glauben, dass Gott nicht vorübergeht. Dass Gott der erste Samariter der Geschichte ist.

L’unità evangelica è una fedeltà esigente fondata su una speranza tenace, che riconosce in Dio il primo Samaritano che non passa oltre davanti all’umanità ferita. E allora, in questa settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, forse la domanda non è: "Quando saremo finalmente uniti?". Ma: "Accanto a chi stiamo passando senza fermarci?". Perché uno solo è il corpo. E quando una parte soffre, tutto il corpo ne porta il peso. L’unità non è pensarla allo stesso modo, ma scegliere di prendersi cura gli uni degli altri.  

Die Einheit der Christen besteht nicht darin, in allem gleicher Meinung zu sein, sondern neben dem Leidenden stehen zu bleiben und füreinander Sorge zu tragen. 

Möge der Herr uns Augen schenken, die sehen, Herzen, die sich rühren, und Schritte, die innehalten. 

Che il Signore ci conceda occhi che vedono, cuori che si commuovono, e passi che si fermano.

Commenti

Post più popolari