La fede passa per i piedi… 3/6 - utile e inutile
La notte è stata calda. Solo verso le tre il vento ha iniziato a soffiare, regalandoci un po’ di sollievo e rendendo più sopportabile il sonno. La sveglia suona come sempre presto e ci rimettiamo in cammino.

Mentre questi pensieri mi accompagnano, attraversiamo alcuni calanchi del Montefeltro. A un tratto il paesaggio ci appare familiare: è proprio la fotografia che campeggia sulla credenziale del pellegrino. Impossibile non fermarsi per un selfie.

Più avanti camminando a coppie condivido con sorella Mariagrazia alcune esperienze sul tema della carità. Le racconto le nuove esperienze del mio ultimo anno, il primo da parroco e, più importanti ancora, l’esperienza accumulata nell’associazione Un Cuore Tre Ruote. Mi colpisce e aiuta molto ascoltare la sua esperienza della carità vissuta in comunità, soprattutto in Puglia.

Nel primo pomeriggio arriviamo a Sant’Agata Feltria. È una giornata fortunata anche per le nostre credenziali: riusciamo a raccogliere ben tre timbri, dai Cappuccini, dalle Clarisse e dalle suore Figlie di Nazaret, presso le quali siamo ospitati.

Al netto delle molte chiese trovate chiuse sul cammino, tra quelle aperte, quella del monastero delle clarisse a sant’Agata è per me la più bella, quella in cui sento che potrei volentieri celebrare sentendomi avvolto da uno spazio che favorisce preghiera e incontro con Gesù. Mi sembra che la clausura delle clarisse favorisca il loro gusto per la liturgia, non è la prima loro chiesa con il cui stile mi sento in sintonia.

Celebriamo comunque l’Eucaristia nella piccola cappella delle suore Figlie di Nazaret. Al termine della Messa ci tratteniamo sui divani dell’atrio e incontriamo una suora di ottantacinque anni. Con entusiasmo contagioso ci racconta la sua vita e il suo servizio. Ormai non può dedicarsi ai bambini dell’asilo, ma non ha smesso di sentirsi utile: realizza piccoli oggetti con materiali di recupero che vende durante la Sagra del Tartufo che sembra attiri visitatori da ogni parte del mondo. Ottiene ogni anno uno spazio vicino alla parrocchia e il ricavato, pur fatto di pochi spiccioli alla volta, sostiene le missioni della congregazione, missioni che lei stessa, nel corso della vita, così ci sembra di capire, ha avuto la grazia di visitare tutte.
Bastano pochi passi per imbattervi nel valore delle cose inutili. Tutto il dislivello conquistato ieri con fatica lo restituiamo oggi in una lunga discesa verso il fiume Marecchia, prima di dover ricominciare a salire sull’altro versante della valle. Mi torna allora alla mente una frase di Erri De Luca, tratta da Sulla traccia di Nives, che avevo citato e adattato nella mia tesi di licenza parlando del camminare: «Per me scalare (camminare) ha il valore aggiunto di servire a niente. Nella grande officina quotidiana degli sforzi dedicati a un vantaggio, a un tornaconto, scalare (camminare) è finalmente affrancato dal dovere di essere utile.»
Dopo la colazione al bar iniziamo la risalita sull’altro lato della valle. Per rendere più lieve la fatica, pongo ai ragazzi una domanda: che cosa vi piace o vi rende davvero felici nelle esperienze di fede, di religiosità e di vita ecclesiale?
Le risposte sono belle, profonde, sincere. Ognuno racconta qualcosa di sé, della propria storia, di ciò che lo ha fatto sentire accolto o vicino a Dio. C’è però un prezzo da pagare quando si ascolta davvero: viene chiesto il contraccambio. Così anche a me e a suor Mariagrazia viene rivolta la stessa domanda. Decidiamo però di rispondere non parlando di ciò che oggi ci sostiene nella fede, ma ricordando che cosa ci rendeva felici alla loro età.



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