Schiacciati per dare il meglio
Giovedì Santo - Messa in Cœna Domini

Es 12, 1-8. 11-14; Sal 115; 1 Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15



Il pane viene dalla macina
il vino viene dal torchio
l'olio viene dal frantoio:
anche se la vita ci schiaccia, possiamo dare il meglio di noi.



Non me ne voglia Enzo Bianchi se devo dissentire dal suo pensiero espresso in questo suo tweet del 2016...



L'errore sta in quell'anche se, e lo scopriamo con Gesù e dal gesto che è raccontato nel Vangelo letto nella Messa "in Cœna Domini" (la lavanda dei piedi), ma prima ancora lo impariamo dalla natura stessa:
  • Il grano è coltivato proprio per finire nella macina, diventare farina e diventare il pane impastato,
  • l'uva è frutto di una vite curata proprio per essere torchiata, dare il mosto e fermentare in vino (l'uva da mangiare è diversa...),
  • le olive sono frutto di alberi potati proprio per condurre al frantoio e diventare olio (le olive per l'extra-vergine non sono buone da mangiare) 
Il meglio per l'uomo, questi frutti della natura, lo danno proprio perché schiacciati e non anche se schiacciati. Lo impariamo da Gesù stesso che dona senso, mostra ai suoi il senso della ultima cena e della Passione attraverso il gesto narrato da Giovanni: lasciarsi schiacciare, anzi schiacciarsi, per diventare servo. Umiliarsi (è la parola usata da Gesù) per diventare servo, non uno schiavo ma un servo, per amore. Lavare i piedi con la delicatezza, la gentilezza, l'amicizia e l'amore segna anche tutto quello che verrà dopo: una umiliazione totale dal punto di vista umano e storico (la croce) ma che non è accidentale, ma sostanziale, solo il seme che muore porta frutto.
Che la vita ci schiacci in un modo o nell'altro con uno dei tanti suoi drammi è sempre stato chiaro nell'esperienza di fede, oggi con questo isolamento, con le persone care ammalate o perse, con il lavoro che si fa precario, con la prospettata congiuntura disastrosa, l'esperienza dello schiacciamento da parte della vita si rinnova anche per chi credeva di essere invincibile, per chi si riteneva al sicuro da tutto. Ma dal Vangelo, da Gesù sappiamo che non è nonostante lo schiacciamento che si incontra la salvezza, ma proprio nello schiacciamento. L'umiliazione inflitta alle nostre abitudini, al nostro delirio di onnipotenza ci permette di ricoprire il bisogno degli altri che si fa bisogno dell'Altro. Ritornare ad imparare la necessità di essere aiutati nelle piccole cose come la spesa, il ritiro dei medicinali in farmacia o altro ci apre alla vera comprensione di non poterci salvare da soli ma di avere bisogno della salvezza che viene da fuori di noi, da quel Dio che sceglie (!) di lasciarsi schiacciare e prima ancora si schiaccia (si abbassa) a lavarci i piedi.
Paolo afferma con fiducia di aver «ricevuto dal Signore quello che a sua volta ha trasmesso», noi abbiamo ricevuto questa sapienza di Dio e siamo chiamati a celebrarla e trasmetterla.


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