Dov'è colui che è nato?

«Dov'è colui che è nato?» Ripeterci questa domanda, prenderci un tempo di silenzio per provare a rispondere potrebbe essere la meditazione migliore per questa Epifania… Fare di questa domanda un cammino di ricerca costante e continuo potrebbe essere l'inizio di una vera conversione. 
I magi, questi misteriosi sapienti venuti da oriente, in poche parole stranieri, sanno benissimo CHI cercano, ma non sanno DOVE cercarlo. Si recano al centro del potere, alla capitale.
Loro hanno visto la stella, loro. Arrivano alla capitale Gerusalemme e si aspettano di trovarla in festa per il re dei Giudei che è nato. Non trovano nulla di tutto ciò. La loro comparsa turba Erode, che senza incontrarli si informa dai capi dei sacerdoti sul luogo dove doveva nascere il Messia. E questi non hanno dubbi, loro lo sanno senza alcun dubbio: «A Betlemme di Giudea!».
Aabbiamo due atteggiamenti molto diversi: chi sa cosa cerca ma non sa dove cercarlo, chi sa dove cercare ma non sembra minimamente interessato a cercarlo. I magi affermano che è nato, i sacerdoti sanno dove, ci si aspetta una mobilitazione generale, dei sacerdoti che sanno, di Erode che si informa, della gente di Gerusalemme che è turbata... Ma a Betlemme ci vanno solo i Magi, loro che si erano messi in cammino da lontano. Da Gerusalemme oltre a loro nessuno si mette in cammino, nessuno sembra davvero interessato se non Erode, che però non parte nemmeno lui, non si mette in cammino. 
Ma non interessa proprio a nessuno il Messia?? A Gerusalemme tutti vivono una religiosità anestetizzata, assopita, assuefatta. 
Solo chi parte torna a vedere la stella. Quella che i magi avevano visto sorgere ma che, seguendo il testo, a Gerusalemme sembra sparita. Chi parte però, chi si mette in viaggio, torna a vedere quella stella, quel segnale li precede e conduce nel luogo tanto cercato. Bisogna alzare gli occhi al cielo però. Bisogna desiderare trovare quella gioia nel vedere in alto e lasciarsi condurre. 

Dentro tutto questo noi dove siamo? 

Siamo i sacerdoti del tempio?
Sappiamo tutto, conosciamo a memoria preghiere, professioni di fede, brani biblici, catechismo… siamo impegnati in mille devozioni, coroncine, rosari, litanie e giaculatorie…
Ma guai a smuoverci dalla nostra tranquilla abitudine.

Siamo Erode?
Utilizziamo la conoscenza come fonte di potere. Ci innalziamo, forti di conoscenze, anche teologiche, per manipolare gli altri, per limitare la libertà di ricerca altrui, per imporre fardelli e pesi che nemmeno noi portiamo.
Il Messia non ci interessa davvero, pensiamo di essere noi a condurre alla salvezza… alla fine ci sostituiamo, non vogliamo essere messi da parte.

Siamo gli abitanti di Gerusalemme?
Turbati sì, incuriositi forse, ma incapaci di alzare gli occhi al cielo e vedere la stella, incapaci di fare il primo passo e lasciarci precedere.
Finiremo per essere sempre inquieti ma non troveremo nulla capace di dare ragione della vita.

Ma possiamo essere anche i magi.
Con i piedi ben piantati in terra ma lo sguardo innalzato verso il cielo per coglierne i segni. Pronti a metterci in cammino, a fare il primo passo, a cercare veramente. 
Capaci però anche di vivere appieno il disorientamento quando i segni non sono evidenti.
Quella domanda «dov'è?» è sia il segno dei ricercatori, sia l'interrogativo profondo di chi è disorientato. Una domanda che in questi primi giorni dell'anno ci si pone davanti come un macigno, a noi, ma soprattutto alle persone coinvolte, morti, feriti, genitori, fratelli, sorelle, amici, soccorritori, sanitari, toccati dal dramma di Crans-Montana. 
Giusto chiedercelo, buono, salutare. Continuare a chiedercelo. Sia nel dramma che disorienta e provoca la fede sia nel quotidiano, alimentando il desiderio continuo di cercarlo... e anche di trovarlo.

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