"Voleva impedirglielo" - Battesimo di Gesù

Il Vangelo del Battesimo di Gesù nella versione dell'evangelista Matteo ci consegna un dettaglio originale: «Giovanni voleva impedirglielo». Gesù viene dalla Galilea al Giordano tra Giudea e Samaria, dove Giovanni battezzava, apposta per farsi battezzare da lui e Giovanni «voleva impedirglielo». Colui che era stato mandato a preparare la via al Signore si ritrova, per un istante, a fare da ostacolo. Non per cattiveria, ma per una logica umanamente comprensibile: il senso di indegnità (in Giovanni dirà non sono degno di sciogliere i sandali),  la paura di sbagliare, l’idea di sapere già come Dio dovrebbe agire.
Gesù chiede di non essere fermato: «Lascia fare per ora». Come se dicesse: "lascia che Dio ti incontri nel modo che Lui sceglie, non in quello che tu ritieni più giusto".

È una parola, anche severa, rivolta a ciascuno di noi. Dalla persona più semplice e umile al più grande sapiente, al mistico più straordinario fino al fine teologo: lascia che Dio ti incontri nel modo che Lui sceglie, non in quello che tu ritieni più giusto.
Quante volte finiamo per impedire a Dio di incontrarci, di toccare la nostra vita, e perfino di raggiungere gli altri attraverso di noi. Mettiamo impedimenti, magari inconsci o involontari alla Grazia di Dio.
Se siamo qui all'Eucaristia mi sembra di poter dire con serenità che non stiamo dicendo un "no" esplicito a Dio, in fondo quella grazia, quella visita, quell'incontro lo desideriamo, davvero. Non diciamo allora "no" esplicito ma piuttosto un "non così". Vorremmo che Dio ci incontrasse a modo nostro, alle nostre condizioni. Potremmo non sentirci pronti o magari non meritevoli. Potremmo avere paura di perdere il controllo perché lasciar fare a Dio significa accettare l'imprevisto, la sorpresa, il cambiamento anche radicale di vita. Più banalmente rimandiamo, ritardiamo l'incontro nella convinzione che c'è sempre tempo e che arriverà un momento migliore.
Secondo il Vangelo Gesù invece, entra nelle acque dei peccatori, si confonde tra la folla, sceglie vie che spiazzano. 
Siamo pronti a lasciarci spiazzare?
Altrimenti il rischio non è solo personale. Possiamo anche impedire agli altri di incontrare Dio e di vivere pienamente. Quando etichet­tiamo le persone per il loro passato, il loro errore, la loro fragilità. Quando sostituiamo il giudizio all’accompagnamento, la legge alla misericordia. Quando tratteniamo gli altri in relazioni di dipendenza, invece di aiutarli a camminare con le proprie gambe. Quando, anche nella Chiesa, confondiamo il nostro ruolo con il possesso dell’altro, dimenticando che siamo servitori, non padroni della grazia.
Giovanni accetta lasciarsi spiazzare, di farsi da parte. È il passaggio decisivo: non essere il centro, ma il luogo del passaggio di Dio. La seconda lettura ci offre una chiave: Pietro proclama di essersi reso conto che Dio «non fa preferenze di persone» e che Gesù «passò beneficando e risanando tutti». Pietro ha dovuto rendersene conto, e non mentre era con Gesù, ci è voluta la croce e la risurrezione, ci sono voluti i primi viaggi, ha dovuto incontrare pagani. Ma se ne è reso conto, lui. E noi? Ogni volta che noi facciamo preferenze, selezioni, esclusioni, stiamo impedendo ciò che Dio vuole fare. 
Gesù, unto di Spirito Santo, non alza barriere: attraversa confini, tocca ferite, restituisce dignità. La sua è una presenza che libera, non che trattiene. Da questo Vangelo, che dopo le feste di Natale segna l'inizio del tempo della normalità, riceviamo una consegna semplice ma non sempre facile: lasciare fare. Lasciare che Dio entri nella nostra vita anche quando ci sembra inopportuno. Lasciare che operi negli altri senza volerlo controllare. Lasciare che la grazia preceda sempre i nostri criteri. Quando smettiamo di impedire, allora i cieli si aprono ancora. E la voce del Padre continua a risuonare anche su di noi e su ogni uomo e donna: «Tu sei mio figlio amato».

Commenti

Post più popolari