Con paura e gioia grande
Risurrezione, |
«Voi non abbiate paura»
«Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia»
«Non temete»
Spavento, paura, timore. Il traduttore italiano della versione della Bibbia CEI 2028 aveva mangiato un dizionario e voleva dare sfoggio dei sinonimi… perché nell'originale greco c'è sempre φόβος (phobos) come sostantivo oppure φοβέομαι (phobeomai) come verbo. Sempre la stessa identica parola! Al mattino di Pasqua di fronte a quel sepolcro questa (la paura) è l'emozione dominante secondo il racconto di Matteo. Ed è più che lecita, ci mancherebbe. Per le donne in visita alla tomba c'è il timore della morte di Gesù e il suo significato, il pericolo che la violenza scatenata contro di lui raggiunga anche loro e i dodici. Senza il maestro come si può andare avanti? Poi quel timore evolve prima di fronte all'angelo e poi al Risorto stesso.
Per le guardie invece, che sono state messe lì dai capi dei sommi sacerdoti proprio per timore (un'altra volta!) di un inganno dei discepoli (l'abbiamo ascoltato domenica nella lettura della passione), per le guardie invece la paura è causata dal terremoto, dalla presenza dell'angelo che rotola la pietra.
Non importa da che parte stiamo, donne o soldati
ma quel sepolcro in qualche modo fa paura.
La morte come ultima parola fa paura.
Ma anche la risurrezione fa paura,
perché inattesa, incompresa, inspiegabile, un novità assoluta.
Gesù non esce dal sepolcro quando l'angelo rotola via la pietra, il sepolcro è già vuoto, anche se Matteo non lo dice.
La paura è il punto di partenza, per tutti.
Ma è quello che succede a partire da essa
che fa tutta la differenza del mondo.
Se non conosciamo Gesù,
il suo apparire ci immobilizza e diventiamo noi i morti come le guardie.
Se invece lo conosciamo, e lo riconosciamo perciò Risorto,
quel timore resta ma è accompagnato da una gioia grande
e diventiamo annunciatori della più grande buona notizia:
la vita che sconfigge la morte.
Il timore non scompare, ma si abbina alla gioia.
Se riconosciamo il risorto,
il male del mondo non scompare, non sparisce, non smette di esistere,
ma è trasformato da quell'annuncio di vita
e ci dona occhi diversi per vederla,
ci dona un cuore che sa annunciare dove cercare quella vita.
«Là mi vedranno, in Galilea» dove tutto è iniziato,
dove possiamo insieme ripercorrere tutto ciò che Gesù ci insegna
e diventarne annunciatori,
abbandonando il sepolcro di ogni morte, pieni di gioia grande per la vita che da esso sgorga impetuoso.


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