II di Pasqua - essere dei 'santommaso'
Ecco perché il desiderio, la speranza, la richiesta di Tommaso di vedere, di toccare, di mettere il dito o la mano nei segni dei chiodi e nel costato, per credere non è in sé sbagliata. Infatti Gesù non lo rimprovera di certo, affatto! Gesù inviterà Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!» e questo nonostante poi aggiunga «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» Non è necessario in sé vedere per credere. Per credere serve però, quella sì, l'esperienza. Serve fare esperienza intima e personale, spirituale e interiore, nella concretezza di questo tipo di esperienze, diversa da quella materiale, ma non per questo meno vera, meno reale. Nessuno può fare quella esperienza al nostro posto. Tommaso a ben vedere è il prototipo del credente: non si accontenta di una fede per sentito dire, non si accontenta nemmeno di una fede tramandata senza spirito critico, non resta dentro una storia solo perché tutti i suoi amici, tutte le sue relazioni sono lì e allora meglio esserci. Tommaso sceglie di non essere comprimario dell'esperienza cristiana, Tommaso sceglie di esserne protagonista insieme a Gesù di volerlo nuovamente incontrare di persona, Risorto.
Conosco tante persone che mi dicono che a volte alcune dinamiche della Chiesa, queste o quelle poco importa, le affaticano, le disturbano, per mille motivi diversi, eppure invece di cercare qualcosa altrove restano, sono attivi e attive, perché? Perché, mi dicono, «io Cristo l'ho incontrato!» e questo incontro va oltre tutto il resto e restano dentro una storia, restano dentro con tutte la fatiche, con tanti bocconi amari… ma anche sapendo che proprio lì, nonostante tutte le fragilità umane e istituzionali, continuano a incontrare Cristo. Tommaso, ci dice Giovanni, era detto 'Didimo' che altro non vuol dire se non 'Gemello'. Ma di chi? A me piace pensarlo in due direzioni diverse: gemello di Cristo, nel suo desiderio di assomigliare nella vita a Gesù che tutto gli ha insegnato. Ma gemello anche nostro, perché tocca a noi assomigliargli, per vivere una fede che sempre nuovamente incontra Cristo e quell'incontro gli cambia per sempre la vita.



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