"Voi sapete..." Noi sappiamo! - Pasqua 2026

«Voi sapete!» 
Voi sapete? 
Cosa sappiamo? 
Che «Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti».

Sì, Pietro, questo lo sappiamo anche noi. È Pietro infatti che parla nel discorso riportato negli Atti degli Apostoli che abbiamo ascoltato come prima lettura (At 10,34a.37-43). Si trova a Cesarea, presso dei pagani, non presso degli ebrei. 
Cosa è allora quel sapere? È forse memoria di qualcosa di vissuto in prima persona? 
Sembra di no nel caso in oggetto, i pagani non potevano aver vissuto in prima persona quelle esperienze. Non lo è sicuramente per noi, che duemila anni fa non eravamo presenti a vedere i benefici e le guarigioni di Gesù. Eppure quel sapere ha a che fare proprio con una memoria. 'Memoriale' in realtà. Che in teologia ha una sfumatura diversa. In senso teologico il memoriale è qualcosa che non solo ricorda, ma che ripresenta, ripropone, fa rivivere, rinnova. 
Allora noi possiamo anche non avere una memoria diretta degli eventi eppure vivere di una fede che si fonda proprio su una memoria: «fate questo in memoria di me» è l'indicazione di Gesù alla cena. Tutto parte da questa memoria perché la fede cristiana, la nostra fede non è un’idea astratta, non è un concetto, non è nemmeno un insieme di norme e regole (anche se nei secoli ci siamo dati da fare per inventarcene). La nostra fede è memoria viva, di fatti, concreti. Noi ''sappiamo'' qualcosa di Gesù: attraverso il Vangelo, la tradizione, la testimonianza di chi ci ha preceduti, la nostra stessa esperienza. D'altro canto ci sono cose che non sappiamo come Maria di Magdala che corre dagli apostoli e dice: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!» Non sappiamo dove l'hanno posto. Non sappiamo, non capiamo, non comprendiamo tante cose della fede, e ogni volta che scopriamo o sperimentiamo o incontriamo qualcosa di nuovo si spalancano altrettante nuove porte di sapere, di sapore, di conoscenza, di comprensione. 
La Pasqua è sempre nuovamente un punto di partenza che ci invita a riscoprire la memoria di ciò che sappiamo per aggiungere qualcosa, ci invita a ripercorrere le strade che ci hanno portato ad alla fede, all'esperienza, alla memoria. Nei sinottici il Risorto continua sempre a rimandare in Galilea, a far ripercorre i passi, la storia, a non darla per scontata. Ma a ripercorrerla sempre con qualcosa in più, qualcosa di nuovo, un sapere aggiunto a quello di prima che ci fa sempre scoprire nuovi semi di vita. Questo percorso non riguarda solo un sapere su Gesù ma anche qualcosa che tocca l'esperienza concreta. «Voi sapete che Gesù di Nàzaret, passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui»: beneficando e risanando. Sapere questo cosa significa? riconoscere che Dio ha già agito nella storia e anche nella nostra vita. Dio è all’opera nel bene, nella guarigione, nella liberazione dal male. Siamo circondati da segni di risurrezione, dobbiamo solo imparare a vederli. La Pasqua apre gli occhi: ci educa a leggere la realtà con uno sguardo nuovo, capace di riconoscere la presenza di Dio nelle pieghe della vita quotidiana. E c'è un ultimo passo: questo sapere non può restare chiuso. Pietro dice: «noi siamo testimoni». Chi ha conosciuto il Risorto è inviato ad annunciare. La fede pasquale non è solo certezza interiore, ma missione. Siamo chiamati a trasformare ciò che ''sappiamo'', ma anche ciò che non sappiamo, in testimonianza concreta: con le parole, ma soprattutto con la vita. Perché il mondo possa incontrare Cristo attraverso di noi.

Commenti

Post più popolari