Eucaristia: ricordo reciproco tra Dio e l'uomo

 CORPUS DOMINI - Dt 8,2-3.14b-16a

«Ricordati», «Non dimenticare».
Sono i due verbi che scandiscono il passo del Deuteronomio che abbiamo ascoltato come prima lettura. Sembrano semplicemente la stessa cosa espressa prima positivamente e poi con la doppia negazione, se interpretiamo 'dimenticare' come 'non-ricordare'.
Nel testo c'è però un passaggio importante. Si passa dal «ricordare tutto il cammino di questi quarant'anni nel deserto» cioè il passato, il percorso, anche di prova, subìto, per arrivare al comandamento: «non dimenticare il Signore».

Nella Bibbia di solito è Dio che si ricorda dell'uomo, si ricorda del suo amore, si ricorda della sua alleanza. La prima volta capita con Noé, Dio si ricorda dell'arca e la porta in salvo all'asciutto e poi propone il segno nel cielo, l'arcobaleno, non come ricordo all'uomo, ma per sé stesso: «mi ricorderò della mia alleanza» (Gen 9,15). O ancora Dio si ricorda di Rachele (la moglie amata di Giacobbe) e le dona un figlio, Giuseppe. L'Esodo inizia con Dio che si ricorda dell'alleanza quando vede gli israeliti oppressi e schiavi in Egitto. In Levitico e Deuteronomio troviamo la stessa espressione in forma di promessa:  «mi ricorderò della mia alleanza». O ancora nei salmi abbiamo tutta la poesia della memoria anche se non dalla voce diretta di Dio ma del salmista che lo racconta: «Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi? Il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure lo hai fatto poco meno di Dio, di Gloria e di onore lo hai coronato» (Sal 8,5) «Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi, perché eterno è il suo amore» (Sal 136,23) «Si è ricordato del suo amore» (Sal 98,3) «Si ricorda sempre della sua alleanza» (Sal 105,8; 111,5) I profeti declinano in senso affettivo questa memoria di Dio. Isaia 49,15-16 «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai». Ezechiele nel lungo lamento su Gerusalemme del capitolo 16 riporta una specie di amore di Dio per la città nato nei tempi antichi «Io mi ricorderò dell'alleanza conclusa con te nei giorni della tua giovinezza». E Così Geremia: «Mi ricordo della fedeltà della tua giovinezza, dell'amore del tuo fidanzamento». 

Nel passo di oggi però è l'uomo che è invitato a non dimenticarsi del Signore. È Mosè a parlare e ad invitare il popolo a vivere una sorta di reciprocità con Dio. Quello di Mosé è un invito alla responsabilità nel ricordare una storia, la propria, e riconoscerla benedetta dalla presenza di Dio. 
In cosa consiste concretamente questa presenza? Dio spinge l'uomo a camminare: lo ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, lo ha condotto per un deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua, ha fatto sgorgare acqua dalla roccia durissima, lo ha nutrito di manna sconosciuta ai padri. Il Dio di Israele e di Gesù è un Dio che mette in movimento, che accompagna il cammino attraverso qualunque deserto, qualunque arsura e qualunque inciampo della vita con il dono della sua manna perché l’uomo, lungo la strada, impari a rimanere con lui e in lui. Lo stesso Dio ci dona una «pane vivo disceso dal cielo che porta in sé ogni dolcezza»: Cristo Gesù. Ci dona la sua presenza reale come vero pane del cammino, per non dimenticare la nostra storia insieme a Dio. Per continuare a camminare nei sentieri della vita di ciascuno e nei sentieri della storia insieme.

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