Violenza seducente vs. Vangelo di Salvezza
At 12,1-11
«Vedendo che ciò era gradito ai Giudei...»
Che bello fare cose gradite agli altri … no? In questo caso però abbiamo un gravissimo problema. Siamo nel libro degli Atti degli Apostoli, Giacomo è stato appena ucciso, Erode fa arrestare anche Pietro. La motivazione è espressa in questo appunto dell'Evangelista «Vedendo che ciò era gradito ai Giudei...». Erode si accorge che la violenza funziona, poduce consenso, piace. Allora ne fa ancora. È un meccanismo antichissimo. La violenza ha questa caratteristica: sembra efficace, sembra risolvere i problemi, sembra ristabilire l'ordine, sembra dare autorevolezza, sembra far vincere. Ma soprattutto riceve applausi, per questo è così seducente.Succede anche nelle famiglie. Quante volte si sente ancora dire: "Ogni tanto uno schiaffo ci vuole", come se il dolore potesse educare, come se la paura potesse far crescere una persona. E invece tutti gli studi lo dimostrano: uno schiaffo forse ottiene obbedienza nell'immediato, ma lascia quasi sempre qualcosa di rotto, magari invisibile, ma reale: la fiducia, l'autostima, la capacità di dialogare. La violenza dà risultati apparenti, ma subito. L'educazione richiede tempo.
Succede poi anche nella politica: i toni si alzano continuamente. L'avversario non è più qualcuno con cui confrontarsi, ma qualcuno da demolire, l'insulto raccoglie più consenso dell'argomentazione, la provocazione viaggia molto più veloce della riflessione. E allora si rincorre sempre il gradimento, in tutti i modi, oggi soprattutto sui social, in TV.L'approvazione passa spesso dalla provocazione. Si individua un nemico, lo si attacca, e intanto cresce il consenso di chi si riconosce da quella parte... e funziona. E allora come Erode "se funziona lo rifaccio".
Succede persino tra le nazioni, nei rapporti internazionali, negli equilibri mondiali: quando esplode un conflitto, la risposta immediata sembra sempre quella di aumentare la forza, più armi più minacce più distruzione. Ogni parte è convinta che la violenza di oggi garantirà la pace di domani. La storia, però, continua a raccontarci altro, ogni guerra prepara quasi sempre la guerra successiva.
La violenza ha una straordinaria capacità di imitarsi, ne genera altra,
si giustifica da sola si presenta ogni volta come inevitabile.
È un circolo vizioso.
Forse è proprio questo il peccato di Erode, non tanto, o non solo la crudeltà,
ma il fatto di lasciarsi guidare dall'approvazione invece che dalla coscienza.
«Vedendo che ciò era gradito...»
Quante decisioni vengono prese ancora oggi semplicemente perché raccolgono applausi?
Costruire la pace, invece, è infinitamente più difficile, richiede pazienza,
richiede dialogo, richiede perdono, richiede rinunciare ad avere sempre ragione.
Richiede accettare che i risultati non si vedano subito.
La pace è fragile. Molto più fragile della violenza.
Per distruggere una relazione bastano pochi minuti, per ricostruirla servono mesi, a volte anni.
Per iniziare una guerra bastano poche ore, per guarirne non basta una generazione.
Eppure è proprio questa fragilità a renderla preziosa.
La violenza dà l'illusione del potere, la pace costruisce il futuro.
Alla fine Erode sembrava fortissimo. Comandava, decideva della vita degli altri, poteva arrestare, imprigionare, uccidere.
Pietro invece è in catene. È lui il perdente. Eppure è Pietro che Dio libera.
È curioso: la prima lettura non ci racconta la vittoria di un uomo sull'altro.
Ci racconta la fragilità di un potere che sembrava assoluto.
Perché ogni potere costruito sulla violenza prima o poi incontra una violenza più grande di lui.
Il Vangelo, invece, attraversa i secoli. Con una forza completamente diversa.
Per questo oggi celebriamo Pietro e Paolo, non Erode.
Due uomini che hanno scelto liberamente di arrendersi a quella forza completamente diversa, quella potenza salvifica di Dio che nulla impone, tutto dona, tutto ama.



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