La fede passa per i piedi… 6/6 - Il ritorno


Il titolo «Il ritorno» non ha nulla di minaccioso, come accade nelle intestazioni di certe seconde puntate cinematografiche, che raramente riescono a essere all’altezza del film originale. Qui si tratta semplicemente di tornare a casa, di rientrare nella quotidianità. Finisce il tempo “diverso” del pellegrinaggio e ricomincia quello ordinario, con i suoi ritmi abituali. Già ci manca la sveglia delle cinque. Eppure, in camerata, nessuno dei nostri compagni sente il bisogno di alzarsi così presto: alla fine siamo comunque noi i più dormiglioni. 

 In questo ultimo capitolo scelgo di raccontare sei momenti della giornata e una riflessione conclusiva.

Primo momento: l’uscita dal complesso del santuario. Tutti temporeggiamo. Uno sguardo alla chiesa, uno al sagrato, uno ancora al chiostro, il caffè o il succo, ancora un salto in bagno… sembra proprio che nessuno voglia davvero lasciare quella che era la nostra meta. Quasi che manchi ancora qualcosa, come se non fossimo davvero arrivati. Qualcuno verbalizza “perché le cose belle devono finire?” o ancora “è un po’ triste che finiscano”. Lo è sempre. Ma è necessario. È la differenza tra ordinario e straordinario.

Secondo momento: salutiamo per primo Dan che è originario della Romagna e resta qui in zona con la sua famiglia. Organizziamo un punto di incontro e mamma, babbo (come dice lui) e sorella ci raggiungono sul percorso poco lontano da Chiusi della Verna. Salutiamo Dan e riceviamo un gustoso dono: i biscotti della mamma.

Terzo momento: alla stazione di Cesena salutiamo sorella Mariagrazia che rientra a Terlizzi mentre tre di noi prenderanno la direzione del Ticino. Molte delle ore di cammino le ho passate in dialogo con lei. Racconti, discussioni, scambio di opinioni e anche chiacchiere in libertà. In fondo c’erano diciotto anni da recuperare, da quando abbiamo finito gli studi insieme. Diciotto anni segnati solo da un caffè all’anno durante le sue ferie a casa. Grazie per avermi coinvolto in questo cammino. 

Quarto momento: l’autostrada. Il viaggio di andata era andato troppo liscio, senza alcun intoppo, un sogno, capace di spalancare le aspettative sul cammino. Il ritorno è costellato di traffico, colonne, deviazioni. Un altro segno del ritorno alla normalità e alla quotidianità, con la fatica che non è più quella del cammino ma degli intoppi quotidiani anche banali. 

Quinto momento: il saluto in Ticino. L’ultimo tratto di strada dal Mendrisiotto al Locarnese lo devo, giustamente, affrontare da solo. Saluto le sorelle, mi interrogo sui loro pensieri e su cosa portano nel cuore. Recupero la mia auto e mi metto in viaggio per gli ultimi 90 minuti, mi prendo il tempo per lasciar sedimentare anche in me ricordi, emozioni, pensieri, riflessioni di questi giorni. 

Sesto momento: rientro in casa. Parcheggio, prendo lo zaino, apro la porta di casa, mi lascio avvolgere dall’afa accumulata in 7 giorni di chiusura totale, apro tutte le finestre con ancora lo zaino sulle spalle, recupero la posta, metto lo zaino a terra e inizio a svuotarlo. Ma ci sarà sempre un altro zaino che non si svuota, che conterrà per sempre anche questa esperienza, che ad ogni cammino, ad ogni nuovo passo ad ogni nuovo incontro si riempirà un po’ di più senza però appesantirsi mai. 


Conclusione
Il pellegrinaggio non lascia mai indifferenti, attraverso i piedi, il loro incedere, anche i loro piccoli o grandi dolori, entra qualcosa, una voce, un pensiero, una ispirazione… qualcosa che porterà frutto. A La Verna abbiamo terminato il cammino con l’Eucaristia domenicale in cui il Vangelo ci parlava di grano e zizzania. Quest’ultima non si strappa perché il grano possa crescere. Un po’ di quanto è stato seminato in me in questi giorni l’ho condiviso con chi ha letto queste pagine, altro è destinato alla mia riflessione personale e crescerà in mezzo anche alle rinnovate distrazioni del tempo quotidiano fino a portare frutto in un tempo che non sta a me conoscere ma a Colui che ha seminato. 



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