Legami - XXIII Domenica A

Ci sono parole del Vangelo che ascoltiamo volentieri perché ci consolano. E poi ci sono parole che, quando le ascoltiamo, ci mettono un po’ a disagio. Non per forza perché siano dure ma perché ci prendono sul serio e le dobbiamo prendere sul serio Il Vangelo della XXIII domenica dell'anno A è uno di quei Vangeli. Questo passo non ci parla di grandi gesti eroici, di cose straordinarie ma di quello che succede tra le persone. La modalità narrata da Gesù prende il nome di 'correzione fraterna'. Quanto può essere impegnativa. Quanto pesa, quanto scotta la parola rivolta al diretto interessato piuttosto che a un terzo, quanto può costare fatica scegliere di parlare e chiarire piuttosto che ignorare e fingere che non ci sia nulla. Quante volte nelle relazioni scegliamo di lasciar correre, per il cosiddetto 'quieto vivere. E poi però accumuliamo risentimento. Questo non sparisce ma si accumula e a furia di accumulare finisce per essere troppo ed esplodere. Dall'altro lato quante volte ci accorgiamo anche che qualcuno 'ce l'ha con noi' e non abbiamo idea del perché. Quanto è più facile 'fare il giro largo', parlarne con tutti, tranne che con il diretto interessato, per lamentarsi e sparlare in separata sede. Quanto è grande la fatica di mediare, comprendere, aiutare. Quanto è impegnativo coinvolgere qualcuno con riservatezza per farsi aiutare o ancora quanto è impegnativo essere disponibili ad essere colui che aiuta. Più facile 'chiamarsi fuori', fuggire dalle responsabilità, non lasciarsi coinvolgere. Mi auguro, desidero, spero che almeno tra di noi, nella nostra comunità eucaristica (che celebra l'Eucaristia insieme) possiamo imparare a dirci le cose prima che lo sfilacciarsi dei rapporti diventi irreversibile. Perché anche quella è un'ipotesi ventilata dalle parole di Gesù. Vi chiedo, di non tacere, di non nascondere, di non sparlare. Vi chiedo il coraggio di andare incontro all'altro. Spero insieme possiamo imparare la bellezza di questo sforzo, prego perché abbiamo il coraggio di affrontare la fatica, certo, ma per scoprire la bellezza di provare e riuscire a ricucire uno strappo.
Il Vangelo ci ricorda anche che non siamo soltanto responsabili di come trattiamo gli altri; siamo coinvolti nel modo in cui il Vangelo prende forma nella storia. Da Gesù riceviamo la responsabilità quella di legare e sciogliere. In altri Vangeli è una facoltà data al solo Pietro, o ai soli apostoli qui Matteo parla di discepoli. Perciò, se siamo suoi discepoli, siamo coinvolti anche noi. Quanta responsabilità c'è in questa frase: «tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo». Ciò che decidiamo di fare ha un peso, così come ha un peso tutto ciò che rinunciamo a fare. Ci sono persone, luoghi, situazioni, «sulla terra e nel cielo», per cui proprio noi facciamo la differenza, sia per cose che scegliamo sia per cose che non scegliamo; sia per azioni che facciamo, sia per azioni che non facciamo. Una responsabilità incommensurabile ma anche splendida. Che bello sapere di essere partecipi, di essere coinvolti nella salvezza. Essa certo viene da Dio, eppure noi non siamo destinati a subirla, ma ad esserne partecipi. Non siamo noi il protagonista principale, quello è e resta sempre Dio, ma Sul palcoscenico della vita non siamo comparse, non siamo scenografia, non siamo oggetti di scena… siamo importantissimi attori coprotagonisti.
A volte può farci bene ricordarci della nostra piccolezza e comprendere che la salvezza del mondo non dipende da noi. Altre volte, però, è bello che ci venga ricordato con forza quanto possa pesare ogni nostra scelta, e quanto valore abbiano anche tutte quelle cose che abbiamo lasciato passare per paura di metterci in gioco. Gesù ci affida un potere grande, quello di essere coinvolti nel pezzo di mondo che viviamo, con le persone che abbiamo accanto, le relazioni che lo animano.

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