TACIAMO!
IV Domenica del tempo ordinario, anno B

Dt 18,15-20; Sal 94; 1 Cor 7,32-35; Mc 1,21-28


"Cefalu Christus Pantokrator cropped" di Photo by Andreas Wahra, edited by Entheta - own photography (Andreas Wahra) Image:Cefalu Christus Pantokrator.jpg. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Cefalu_Christus_Pantokrator_cropped.jpg#mediaviewer/File:Cefalu_Christus_Pantokrator_cropped.jpg
Gesù «insegnava loro come uno che ha autorità».
Gesù parla, noi lo ascoltiamo? Gesù parla come uno che ha autorità, noi lo seguiamo?
Tutte le letture di oggi ci parlano della potenza della Parola di Dio. Tutto mira a suggerirci la risposta alla domanda delle genti di Cafarnao: «chi è mai questo?» Basta leggere i testi sacri, la Torah, la legge per scoprirlo!


Il libro del Deuteronomio parla di una voce talmente potente da essere pericolosa. Il popolo di Israele l'aveva sentita sull'Oreb, all'inizio del suo viaggio nel deserto, Dio aveva deciso di rivelarsi a tutto il popolo, che però ne è rimasto sconvolto a causa della sua incapacità ad ascoltare e sopportare la potenza della voce di Dio. Ecco allora la decisione di Dio di donare al popolo un profeta che parli con autorità, con le parole di Dio stesso, che Dio stesso metterà sulla sua bocca. Dio promette anche conseguenze serie per chi non ascolterà la parola dei suoi profeti. A partire da questo testo gli abitanti di Cafarnao avrebbero potuto tranquillamente capire con chi avevano a che fare: per lo meno un profeta! Avrebbe anche potuto sorgere il dubbio su qualcuno di più di un profeta, ma forse per questo non erano pronti.
In contrasto con questa parola forte, potente troviamo l'ordine (non è un invito) che Gesù indirizza all'indemoniato: TACI!
Beato Angelico, San Pietro Martire che ingiunge il silenzio
Il silenzio. Per essere raggiunti, toccati e trasformati dalla Parola occorre stare in silenzio. Fermarsi, interrompere le frenesie, dare tempo al seme gettato in terra portare frutto.
Il «Taci» di Gesù è diretto a ciascuno di noi! Pensate forse di non essere indemoniati? Lo siamo tutti! È Garantito! Non è forse demoniaco conoscere Gesù e non voler avere a che fare con Lui, non volere che faccia parte della nostra vita? Siamo proprio sicuri di non essere anche noi a chiedergli ogni volta: «che vuoi da noi?» Gli spiriti impuri, immondi CONOSCONO Gesù: «io so chi tu sei, il santo di Dio», eppure non lo seguono, non vogliono avere a che fare con lui, da Lui aspettano solo rovina.
Ecco perché siamo tutti indemoniati: conosciamo anche noi Gesù eppure troppo spesso vogliamo che se ne stia fuori dalla nostra quotidianità, dalla nostra normalità. Cosa c'entra Gesù con l'economia? Con la politica? Il lavoro? Gli affetti? «che vuoi da noi?»
L'indemoniato del Vangelo è dentro la sinagoga, nello spazio del sacro, nelle abitudini religiose, esse nel tempo più che arricchire, più che aiutare possono anche finire per bloccare. Spesso finiamo per isolare Dio dentro la Messa della domenica, dentro qualche preghiera distratta. Non lo lasciamo entrare dentro la quotidianità perché così è più comodo, perché dobbiamo metterci meno in gioco, perché non dobbiamo cambiare abitudini. Come se la fede fosse un piccolo scotto da pagare la domenica per avere delle garanzie, ma poi la vita fosse una cosa completamente diversa. E questo "diritto" a essere lasciati in pace lo "gridiamo" a gran voce come l'indemoniato: «che vuoi da noi»
TACI! È la risposta di Gesù. Taciamo! Impariamo ad ascoltare di più. Bocca chiusa e orecchie ben aperte, non solo fisicamente, ma il silenzio fisico è necessario per il silenzio interiore, che allora lascia udire la Parola di Dio, la sua voce, che non grida ma ci sussurra le cose.
L'indemoniato gridava, Gesù lo sgrida, senza alzare la voce. La voce di Dio è potente, ricca di forza, ma non per una questione di volume. Anzi, è talmente lieve che senza il silenzio non possiamo ascoltarla. E allora taciamo.




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