Trasformiamo le armi in attrezzi per la vita - I domenica di avvento A
Quest'anno all'inizio di quest'avvento mi colpisce il profeta Isaia. Mi sembra di sentire risuonare la prima parole di papa Leone alla loggia delle benedizioni la sera della sua elezione: "la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente". Una pace disarmata e disarmante.
Riascoltiamo il profeta e sentiamo la portata del suo annuncio: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra».
Dalle spade agli aratri, dalle lance alle falci… non imparare l'arte delle guerra. Parole forti in un mondo che con l'intento dichiarato di costruire pace, invece prepara la guerra, trasforma aratri in spade, falci in lance. Non fisicamente, in questo modo così concreto e tangibile ma togliendo risorse finanziarie alla transizione ecologica, alla scuola, alla cultura, alla socialità, alla sanità per destinarli agli armamenti.
Isaia vede un futuro in cui tutto ciò che è mortifero, la guerra, viene trasformato in qualcosa che prepara e dona la vita. Dalla armi all'agricoltura, dalla guerra alla terra, dalla violenza alla mitezza. Sembra proprio che quel futuro il nostro mondo non lo abbia raggiunto.
Ma è raggiungibile umanamente? Forse può essere solo dono di Dio, del Messia. L'attesa dell'avvento è tutta orientata al futuro, ma non come un futuro irraggiungibile nelle mani altrui, ma come un futuro che si è già realizzato nell'incarnazione e deve trovare il suo compimento. E sì allora... quella visione escatologica di Isaia, sui tempi ultimi, sulla fine che diventa il fine, si realizza solo in Dio. Ma proprio perché Dio si è fatto uomo possiamo contribuire ad anticiparla, a realizzarla almeno un po' ora, qui adesso.
Diamoci un compito, ma facciamolo davvero. Insieme. Pensiamo alle nostre vite. Riconosciamo in cosa, quando, come esse sono 'armate' e scegliamo una via per disarmarle, per trasformare spade in vomeri e lance in falci. Concretamente: dove sono le mie violenze? dove è la mia ira? in cosa sono all'attacco o anche sempre sulla difensiva? 'armato'... Dove stanno gli spigoli appuntiti del mio carattere?
Ma non facciamolo solo idealmente, a mente, prendiamoci il tempo per riflettere, pensare.
Vi propongo di prenderci un momento in settimana per pensarci e scrivere qualcosa su un foglio, su un taccuino ciò che scopriamo di noi. E una volta fatto scegliamo almeno una di queste 'armi' da disarmare da liberare, da trasformare da occasione di peccato in occasione di diffusione della vita. E se qualcuno lo desidera, anche in forma anonima, può condividere i pensieri e le riflessioni.
Perché è solo con le azioni concrete che possiamo essere vigilanti come veniamo richiamati dal Vangelo. Solo con le azioni concrete che possiamo «camminare nella luce del Signore» secondo l'espressione con cui Isaia chiude la sua visione. Solo con le azioni concrete possiamo sperimentare la gioia dell'andare a Gerusalemme come abbiamo cantato nel salmo. Solo con le scelte e le azioni concrete possiamo comportarci come in pieno giorno, secondo l'ammonimento di Paolo.
L'avvento che iniziamo insieme non sia un tempo che ci scivola tra le dita ma sia un tempo che prepara davvero, che trasforma. Non aspettiamo però il miracolo da fuori. Lavoriamo su noi stessi, trasformiamo tutte le armi in attrezzi per la vita.

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