Il vero potere del Re
XXXIV Domenica del tempo ordinario, anno C - Cristo Re

2Sam 5,1-3; Sal 121; Col 1,12-20; Lc 23,35-43


Siamo impreparati.
Il Vangelo di oggi ci sbatte in faccia Gesù crocefisso, non ce lo aspettavamo, non è Pasqua, anzi, ci stiamo avvicinando al Natale, i negozi sono già addobbati e il nostro immaginario è pronto a vedere luci, stelle, grotte, paglia bue asinello, pecore, e un bel bambinel...
Anche il titolo della celebrazione di oggi, ultima domenica dell’anno liturgico, ci trae in inganno: Cristo Re dell’universo.
Un crocifisso?!
Guardiamolo!
Ci siamo fin troppo abituati, lo portiamo al collo, lo appendiamo un po’ ovunque (ho controllato, ne ho uno in ogni stanza, spesso sopra la porta…), litighiamo se tenerlo o toglierlo dalle scuole.
Diciamocelo, a noi non fa molto effetto. Siamo abituati. Allora guardiamolo.
Meglio, guardiamo l’uomo, che a questa croce è appeso. Cosa ci sembra? Cosa doveva sembrare agli uomini e alle donne presenti a Gerusalemme per la Pasqua di quell’anno? Cosa o chi vedevano i membri del Sinedrio che avevano consegnato quell’uomo alle autorità romane accusandolo di sobillare la folla? Cosa vedeva Pilato su quella croce?
Il Vangelo di oggi ci parla di molti occhi diversi che guardano a quella croce. Sotto la croce osservano il popolo, i capi, i soldati, i due ‘malfattori’ (in realtà non sono sotto la croce ma di fianco, a loro volta sulle loro croci). Tutti vedono la realtà esteriore, non così rara al tempo: un condannato a morte sul suo patibolo. Con un’aggiunta: non si può non deriderlo, affermava di essere re, cosa ci fa su una croce?
La folla «stava a vedere», i capi deridono chiedendo prodigi ma riconoscendo implicitamente gli altri già fatti «ha salvato gli altri! Salvi sé stesso», i soldati si aggiungono al coro e Pilato non si è sottratto facendo apporre il titulum della condanna «Costui è il re dei giudei». Sulla croce nessuno di loro vede un re, anzi. Ma nel loro scherno lasciano trasparire la loro concezione del mondo. Tutti vedono un segno di debolezza nel dover dipendere dagli altri. Il potere è di colui che si salva da solo, che può permettersi di pensare solo a sé, è autosufficiente, non ha bisogno di nessuno. Dio dovrebbe essere, nel loro immaginario, e nel nostro, il massimo di questa realtà: l’onnipotente che non ha bisogno di nessuno, non di noi. Gesù per dimostrare di essere questo Re, di essere Dio, dovrebbe mostrarsi egoista. Questo è il Re nell’immaginario che traspare dallo scherno. Sulla croce allora non possiamo vedere nessun re.
Ci sono degli occhi però nel Vangelo, che sanno vedere in modo diverso. Sono gli occhi del terzo crocifisso, del secondo malfattore, intravvede in Gesù un regno diverso e lo desidera, lo chiede. Lo otterrà, gli rivela Gesù.
Gesù è re diverso, è Messia, è Dio in modo molto diverso dall’immaginazione di tutti. Il Dio che Gesù ci rivela non salva sé stesso, salva noi, ciascuno di noi. Il potere di di questo re si manifesta nel dono, nel sacrificio.
Se impariamo a vederlo e a riconoscerlo varrà anche per noi ciò che Gesù dice al ‘buon ladrone’: OGGI, sarai con me in paradiso.

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