Un tempo senza ore
IX Domenica del tempo ordinario, anno B

Dt 5,12-15; Sal 80; 2 Cor 4,6-11; Mc 2,23-3,6

«Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!»
Quasi un slogan quello che Gesù utilizza per dare vera, originale e nuova dignità all’esperienza del Tempo. È come se avessimo due monti a confronto. Quello ebraico antico e anche moderno e quello che è diventato il mondo occidentale.
Da una parte abbiamo un attaccamento maniacale, quasi morboso alle regole, anche quelle legate al riposo, una serie infinita di ‘non si può’ che contraddistinguono lo stile ebraico (antico e moderno) di approcciarsi al tema del sabato, lo shabbat: non si può cucinare, non si può accendere interruttori elettrici, non si possono camminare più di un certo numero di passi,…
Un mondo abituato ad esasperare le regole pur di proteggere la regola biblica centrale, principale. Funziona così per lo shabbat, ma è lo stesso per le regole alimentari e altre regole religiose. Si costruisce una solida impalcatura di piccole regole sempre più maniacali, pur di proteggere e quindi non infrangere mai la regola centrale, nel nostro caso dei testi biblici di oggi, il riposo del sabato, comando divino originale e antico.
Dall’altra parte abbiamo la modernità del mondo occidentale che tende a non fermarsi mai. Reinterpreta il pensiero di Gesù e il suo slogan in termini quasi disfattisti. Se il riposo (del sabato) è fatto per l’uomo, ho la piena libertà di gestione, la piena libertà di usufruirne come voglio e come meglio credo, senza renderne conto a nessuno. Ciò che importa è che il mio modo di vivere il riposo soddisfi me e dia sollievo al mio modo di vivere. Interpretazione molto riduttiva della sovranità personale sul riposo, molto riduttiva del pensiero di Gesù, molto riduttiva sull’uomo stesso e della sua libertà.

Perché è proprio il riposo, o meglio la possibilità del riposo che stabilisce la vera libertà dell’uomo. «Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio, [...] Ricòrdati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là». Questa frase del libro del deuteronomio, recuperando la benedizione sul settimo giorno proprio della Genesi, della creazione, precisa in modo estremamente chiaro la differenza tra chi beneficia del riposo e chi non può. Il riposo è proprio dell’uomo libero, dell’uomo liberato. Lo schiavo è costretto a lavorare tutti i giorni, non ha tregua dal suo compito, colui che è liberato riceve in dono un tempo diverso, ritmato in modo diverso, che introduce una pausa, non fine a sé stessa, ma dedicata all’uomo (secondo le parole di Gesù) e dedicata a Dio: «il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio». Il sabato è per l’uomo e non viceversa, ma l’uomo lo riceve in dono, non gli appartiene, è perciò necessario tornare a scoprire il ritmo del tempo come dono, con lo spazio per la feria, il quotidiano, e quello della festa, un tempo qualitativamente diverso. «È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?» nel tempo di qualità della festa vince le vita?
A Balerna, nei restauri esterni che si stanno concludendo in queste settimane, è stata messa mano anche al quadrante dell’orologio posto sul campanile. In una fase di questo semplice intervento il quadrante dell’orologio si presentava completamente bianco con il nuovo intonaco, i segni delle ore dovevano essere nuovamente incisi e ridipinti. L’orologio è rimasto così, perfettamente funzionante, per un paio di giorni.
Ecco il tempo della festa, il tempo del riposo: un tempo senza ore! Un tempo non ripieno di impegni, non dipendente dal suo scorrere incessante, non con in mano l’agenda, ma accolto come donato, ricevuto.
Un tempo che fa assaporare qui e ora l’eternità.

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